Autore: centrostudioforepsy

  • Gestire l’ Iperattivita’ con coerenza e …un passo alla volta!

    bambiniGestire l’ Iperattivita’ con coerenza e …un passo alla volta!

    di Anna La Prova

    Uno degli errori tipici che viene commesso da chi si occupa di iperattivita’ nei bambini ADHD è quello di tentare varie strade, agire per tentativi ed errori senza avere in testa una pianificazione precisa di cosa fare per gestire l’ Iperattivita’ del Bambino specifico.

    Questo purtroppo disorienta molto i bambini stessi, che invece hanno bisogno di avere intorno a sè un ambiente che dia regole chiare e che sia piuttosto prevedibile. Figure educative incoerenti o che danno informazioni discordanti tra loro, purtroppo, peggiorano la situazione, poichè vanno a creare quella confusione che andrebbe fortemente evitata ai bambini con iperattivita’.

    Purtroppo molto spesso genitori e insegnanti non vengono ben informati su questi aspetti e rischiano, senza volerlo chiaramente, di dare messaggi discordanti.

    Quando incontro i genitori in terapia, ad esempio, mi rendo conto di quante informazioni errate o confuse abbiano sull’ iperattivita’ e di come questo non faccia altro che alimentare una situazione di disorientamento per il bambino. Altre volte manca una reale comunicazione e collaborazione con gli insegnanti, vuoi per difficoltà pratiche, vuoi perchè si sottovaluta l’importanza della cosa, vuoi perchè nessuno ha mai spiegato ad entrambi (genitori e insegnanti) quanto sia importante seguire un percorso di intervento condiviso.

    L’ iperattivita’ va gestita innanzitutto con ordine e coerenza,

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  • Iperattività a scuola, cosa fare? Un suggerimento pratico

     

    adhd-childrendi Anna La Prova

    Gestire l’ iperattivita a scuola può diventare molto difficile se gli insegnanti non sono adeguatamente formati sulle strategie più efficaci per arginarne gli effetti negativi.

     

    L’ iperattivita a scuola non puo’ essere gestita improvvisando, ma bisogna conoscere strategie precise e specifiche.

    Uno degli errori tipici che si commettono di fronte a questo problema, è spesso quello di procedere per tentativi ed errori, cercando di provarle un po’ tutte, sperando che magicamente qualcosa funzioni la prima volta che viene messa in atto. Purtroppo il problema dell’ iperattivita a scuola non può essere gestito in maniera risolutiva se non si predispongono dei piani d’azione ben precisi e specfici.

    Procedere tentandole “un po’ tutte”, non solo non risolve il problema, ma addirittura può peggiorare la situazione, facendo aumentare gli aspetti problematici legati all’ iperattivita.

    Per arginare i comportamenti iperattivi sia che siano legati ad un vero e proprio  Disturbo da iperattività, sia che siano solo sintomo di una difficoltà di autocontrollo, è bene, innanzitutto riuscire a creare un ambiente che sia prevedibile. Anche nel caso in cui, infatti, l’ iperattivita sia legata ad un disturbo specifico come l’ADHD, essa può essere esasperata o attenuata dall’ambiente educativo, anche se non è stato questo a causare il problema specifico.

    Creare un ambiente prevedibile per arginare gli aspetti problematici dell’ iperattivita’, significa, ad esempio, informare i bambini di ciò che li aspetta durante la giornata.

    Questo va fatto non in maniera generica e sommaria, ma in modo puntuale e dettagliato. Alcuni insegnanti, ad esempio, hanno trovato molto utile, creare dei cartelloni in cui vengono rappresentate, tramite immagini o disegni, tutte le attività previste per la giornata, scandite di mezzora in mezzora, in pratica dare informazioni chiare su ciò che accadrà.

    Uno dei modi per arginare l’ iperattivita a scuola, e’ quello di creare un ambiente prevedibile, informando i bambini di cio’ che li aspetta durante la giornata.

    Sapere che cosa sta per accadere, crea una percezione di controllo. Tutti, infatti, abbiamo bisogno di sapere che cosa ci facciamo in un determinato posto, cosa sta per accadere e cosa ci si aspetta da noi. Per i bambini iperattivi e con disturbo dell’attenzione in età scolare questa diventa una necessità ancora più forte.

    Il problema dell’ iperattivita a scuola, infatti, spesso può essere aumentato dall’ansia del non sapere che cosa accadrà da un momento all’altro. In quest’ottica, dare informazioni chiare (anche visivamente) è uno dei primi punti su cui puntare.

     

  • Bambini iperattivi. L’importanza di un ambiente prevedibile

    adhd-childrenBambini iperattivi. L’importanza di un ambiente prevedibile

    di Anna La Prova

    I bambini ADHD sono bambini che hanno uno stile di apprendimento diverso dagli altri.
    Questo potresti fare fatica a comprenderlo, perchè i bambini ADHD sono intelligenti come gli altri e a volte riescono ad interessarsi molto ad un gioco o ad un compito interessante per loro, il che può portarti erroneamente a pensare che “Se vuole ce la fa a stare fermo e attento!” purtroppo non è così.

    E’ importante strutturare un ambiente prevedibile per gestire i bambini ADHD.

    Molto spesso quando mi trovo a dover fare consulenza agli insegnanti sui bambini ADHD , mi sento chiedere “Ma perchè lui non può stare fermo e attento come tutti gli altri?” la risposta è facile: semplicemente perchè non può, non fatene una questione personale, i bambini ADHD non possono comandare a bacchetta il proprio disturbo!

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  • BES. Cosa cambia per gli insegnanti?

    Bisogni Educativi Speciali. Cosa cambia per gli insegnanti?

    di Anna La Prova

    Con la circolare del 6 marzo 2013, il MIUR dà indicazioni specifiche su come la scuola deve rispondere alla presenza in classe di allievi con Bisogni Educativi Speciali.

    Come al solito le indicazioni su cosa fare sono chiare, ma la domanda che molti insegnanti (e dirigenti scolastici) si stanno facendo in questo momento, e che resta ancora aperta, è “COME Rispondere ai Bisogni Educativi Speciali“?

    Tentiamo di dare una risposta riflettendo sulle principali novità della circolare:

    In realtà la circolare si richiama alla necessità di personalizzazione degli apprendimenti, principio già enunciato dalla legge Moratti ( Legge 53/2003), quindi a pensarci bene, forse niente di nuovo sotto il sole. Ciò che sta facendo dubitare dirigenti e insegnanti è il capoverso in cui si dice che:

    “Ove non sia presente certificazione clinica o diagnosi, il Consiglio di classe o il team dei docenti motiveranno opportunamente, verbalizzandole, le decisioni assunte sulla base di considerazioni pedagogiche e didattiche; ciò al fine di evitare contenzioso.”
    Da qui il disorientamento, nel senso che molti insegnanti si chiedono (e mi chiedono) “Possiamo noi insegnanti, con gli strumenti che abbiamo, valutare e affermare che un bambino ha un disagio specifico e quindi necessità di un’educazione speciale?”

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  • ADHD e compiti a casa. Sopravvivere in 4 fasi

    Compiti a casaADHD e compiti a casa. Sopravvivere in 4 fasi

    di Anna La Prova

    “Marco si alza dalla scrivania, perchè per la terza volta ha fatto cadere la matita, dopo averla raccolta dice che deve temperarla e dopo che la mamma gli fa notare che è abbastanza appuntita, sbuffa e si accascia sul quaderno … La mamma si spazientisce ‘Vogliamo andare avanti o vuoi stare qua tutta la sera!’, Marco sicuramente non ha voglia di stare lì tutta la sera, ma quell’operazione di matematica è troppo frustrante e faticosa da affrontare in quel momento, soprattutto con la prospettiva di dover fare anche tutti i compiti di italiano e di inglese … Marco passerà un altro pomeriggio seduto alla scrivania, senza concludere nulla, piangendo e litigando con la mamma … “

    I bambini ADHD hanno una difficoltà specifica nell’organizzazione e nella gestione dei compiti complessi, ecco perchè fare i compiti è una sfida piuttosto difficile per loro, perchè significa dover tenere in considerazione una miriade di informazioni contemporaneamente, come quali materie hanno per il giorno dopo, che compiti gli sono stati assegnati, con quali materiali devono realizzarli e molto altro. (altro…)

  • ADHD, disturbo reale o inventato?

    adhd-childrenADHD, disturbo reale o inventato?

    di Anna La Prova

    Negli ultimi tempi sul web sta circolando la notizia che Leon Eisenberg, l’”inventore”, per così dire, del disturbo da deficit d’ attenzione iperattività (ADHD), 7 mesi prima di morire, ha denunciato il fatto che l’ADHD è una “malattia” inventata di sana pianta per soli scopi commerciali: vendere il Ritalin, farmaco che dovrebbe curare la “malattia”.

    Da quel momento blog e pagine social sulla tematica sono stati riempiti di commenti, domande, riflessioni, a volte, a mio avviso, anche un po’ istintive e poco riflessive.

    Mi sento in dovere di dire la mia sul tema, in particolare mi sento di rispondere a quelle persone che hanno commentato anche alcuni nostri articoli o presentazione di libri con la frase “l’ADHD è un disturbo che non esiste, ve lo siete inventato!”

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  • Lo spazio specifico dell’AEC (Assistente Educativo Culturale)

    papaefiglio_h_partbLa spazio specifico dell’AEC

    di Laura Dominijanni
    Se lavori a scuola come AEC già lo sai, se invece non fai ancora parte di questo mondo ma te ne stai incuriosendo leggendo qualche nostro materiale o in altro modo, lo avrai ugualmente intuito: l’Assistente Educativo Culturale si muove all’interno di un sistema complesso! E questo non solo perché ha a che fare con le sfide relazionali e pragmatiche poste dalla disabilità, ma perché deve contemporaneamente lavorare in sinergia con gli insegnanti ed eventuali altre figure coinvolte nella riabilitazione e cura dell’alunno, mantenere la giusta distanza e posizione con i genitori, la Cooperativa, etc… (altro…)

  • L’ansia nei bambini: ossessioni e rituali

    L’ansia nei bambini: ossessioni e rituali

    di Enrica Ciullo
    In questo articolo cercherò di illustrarti come l’ansia nei bambini a volte può manifestarsi in forme molto particolari che possono mettere i genitori alla prova nel capire la differenza tra normalità e disturbo.
    Vorrei cominciare specificando che l’ansia è in generale una sorta di silenzioso malessere e la maggior parte delle persone che ne soffre tende a nasconderla.

    Nei bambini può esprimersi con sintomi diffusi o specifici, può essere proiettata sulle relazioni sociali, può avere come oggetto il corpo oppure la mente e i suoi pensieri reali o irrazionali.
    Sai bene che è impegnativo essere genitore di un bambino ansioso proprio perché a volte non sei  in grado di capire quale sia l’origine del suo timore. Il bambino percepisce una sensazione di pericolo imminente che minaccia il suo stato di benessere.

    Nei bambini piccoli l’ansia può presentarsi con disturbi dell’alimentazione e del sonno, irritabilità e agitazione, difficoltà a separarsi dal genitore. Sono bambini che tendono ad essere poco esplorativi nel gioco e possono assumere dei comportamenti controllanti.

    In età scolare l’ansia comporta anche una difficoltà di concentrazione, affaticabilità, preoccupazione del giudizio degli altri, perfezionismo, comportamenti compulsivi, lamentele somatiche. In questa fase possono essere presenti anche sentimenti depressivi che insieme all’ansia influenzano l’ apprendimento.
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  • Ho in classe un bambino con autismo. Come mi relaziono?

    autismoHo in classe un bambino con autismo. Come mi relaziono?

    di Maria Caccetta

    L’incontro con un bambino con disturbo dello spettro autistico  a scuola può far nascere una serie di dubbi e perplessità. Le persone con autismo hanno caratteristiche individuali molto peculiari; per chi non ha mai avuto la possibilità di interagire con loro, non sempre può risultare semplice costruire processi di comunicazione efficaci.

    La comunicazione si può inceppare e la paura, le difficoltà, la non conoscenza di metodi e strategie specifici rischiano di paralizzare la relazione  e di impedire la costruzione di adeguati  processi d’insegnamento-apprendimento.
    Se sei un insegnante che dovrà occuparsi di un bambino con autismo, e non sai bene come porti nei suoi confronti, devi sapere che esistono una serie di azioni che puoi attuare  per prepararti alla relazione con lui.  
    In questo articolo ti darò dei suggerimenti su come avviare la relazione con il tuo bambino con disturbi dello spettro autistico.

    Ecco da dove iniziare:
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  • LAVORARE CON IL GRUPPO : UNA RISORSA EFFICACE IN CLASSE

    ClasseLAVORARE CON IL GRUPPO : UNA RISORSA EFFICACE IN CLASSE
    di Concetta Rotondo

    E’ nella scuola e all’interno del gruppo-classe che la realtà adolescenziale, con tutte le sue sfaccettature e sfumature, viene vissuta.
    La classe è innanzi tutto uno spazio fisico delimitato da confini visibili, è composta da persone, docenti e alunni che stanno in relazione tra di loro; è un sistema circolare, relazionale e interdipendente in cui circolano affetti ed emozioni; “……… è un universo racchiuso da confini visibili (la porta, i muri della scuola)” ma anche da confini “invisibili (la cultura specifica della scuola, gli orientamenti educativi e didattici degli insegnanti, le caratteristiche degli adolescenti). …… .”
    1 (pag. 115); un piccolo mondo in cui si muovono affetti, persone che esprimono affetti, emozioni non solo attraverso le parole, i comportamenti, gli atteggiamenti detti esplicitamente ma anche attraverso il non detto: gli agiti.

    La classe è un gruppo e come tale è governato da dinamiche e leggi proprie, ciascun membro del gruppo si mette in relazione con l’altro sulla base di esigenze e vissuti personali rispondendo spesso alle esigenze e ai vissuti dell’altro; questa fitta rete relazionale contribuisce all’emergere e all’accadere di determinati avvenimenti o agiti nel gruppo-classe.

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