Autore: centrostudioforepsy

  • Studiare, cosa sapere per farlo bene?

    ragazziPCSaper studiare, cosa sapere per farlo bene

    di Concetta Rotondo

    Lavorando nelle scuola secondarie di primo e secondo grado sento spesso gli insegnanti lamentarsi che i loro alunni sono demotivati nei confronti degli impegni scolastici, non interessati alla scuola, ma la cosa che li stupisce maggiormente è che si tratta di alunni che, a detta loro, sono capaci e dotati ma dedicano poco, o nessun tempo, ai compiti scolastici o si dimostrano incapaci di apprendere attraverso uno studio sistematico e organizzato.

    Sono studenti, infatti, che se valutati con test di livello (WISC o WAIS) possiedono un funzionamento cognitivo nella media ma in fase di studio il loro rendimento non è consono rispetto alle potenzialità possedute. Le difficoltà di apprendimento di questi alunni sono ascrivibili all’area del disturbo di apprendimento non specifico. Gli studi portati avanti nel campo della psicologia dell’apprendimento sostengono che in questi alunni i processi di monitoraggio e di controllo delle operazioni cognitive, ovvero i processi metacognitivi, risultano carenti. Presentano un deficit strategico di produzione (Cornoldi e al. 2001), ovvero hanno difficoltà a usare strategie e inibiscono le competenze metacognitive.

     Cosa succede quando si è impegnati in un compito di apprendimento?

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  • ADHD, DOP e Depressione Materna

    ADHD, DOP e Depressione Materna

    di Maria Caccetta

    depressioneEssere genitori è  notoriamente un “mestiere difficile”; i  bambini con  deficit d’attenzione e iperattivita’ (ADHD) e  i bambini oppositivi provocatori  (DOP) più di altri, mettono  a dura prova i loro genitori e chi è loro accanto. I genitori spesso, e ancor di più quando c’è una difficoltà , si sacrificano per i propri figli, dimenticandosi di se stessi e di prendersi cura di sé. Molto spesso durante i colloqui con  le mamme dei bambini  che seguo, alla domanda :< “ E lei  Rosa come sta, come si sente ?>, la risposta è: <“Dottoressa ora devo pensare a mio figlio , per me non c’ è tempo”>. (altro…)

  • Bambini ad Alto Potenziale o Plusdotati. Come aiutarli?

    Bambini ad Alto Potenziale o Plusdotati. Come aiutarli?

    Vengono chiamati bambini ad Alto Potenziale Cognitivo (APC) o plusdotati. Al contrario di quanto si possa pensare, non hanno una vita facile, poichè lo sviluppo emotivo non sempre va di pari passo con quello cognitivo e spesso non vengono riconosciuti. In questo video, scopriamo chi sono, come riconoscerli e quali sono i principali problemi che possono avere, attraverso la voce di esperti e genitori.

  • ADHD ed Emozioni. I pensieri irrazionali

    Hand draw cartoon on paper note stickers.eps10ADHD ed Emozioni. I pensieri irrazionali

    di Marco Stefanelli

    Nell’articolo precedente “ADHD ed emozioni. La tecnica dell’ABC” ho illustrato una tecnica per imparare a comprendere cosa succede quando si prova un’emozione, individuando l’evento, i pensieri, le emozioni e i comportamenti. La premessa che sta alla base dell’utilizzo di questa tecnica è che quello che provo e come mi comporto dipende da ciò che penso. Quindi un primo passo molto importante per imparare a regolare le emozioni è quello di conoscere meglio il nostro “dialogo interiore”, ovvero ciò che abbiamo in mente, che ci diciamo nelle situazioni in cui proviamo delle emozioni negative che non riusciamo a gestire bene. Quando un bambino con ADHD prova un’emozione sgradevole (ma può capitare a chiunque di noi!) di particolare intensità e difficile da regolare, molto probabilmente avrà in testa alcuni “pensieri irrazionali“.

    All’inizio può essere complicato individuare i pensieri irrazionali , poichè essendo automatici non ne siamo immediatamente consapevoli. Ancora più difficile diventa la loro identificazione per i bambini che,

     

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  • Come si diventa Assistente Educativo e Culturale (AEC)?

    Kindergarten

    Come diventare Assistente Educativo Culturale (AEC)?

     di Laura Dominijanni

    L’articolo “Assistente Educativo Culturale a scuola: chi e cosa fa” e il relativo e-book gratuito di approfondimento, messo a disposizione dal Centro Studi Forepsy, hanno suscitato molto interesse e curiosità. La domanda più ricorrente che ci avete rivolto e a cui abbiamo pensato di dare una prima risposta attraverso questo articolo è: COME SI DIVENTA AEC?!

    Prima di addentrarci negli aspetti tecnici della questione ricordo brevemente chi è l’AEC: si tratta di un operatore che fornisce supporto e assistenza (alla comunicazione, all’integrazione e all’autonomia) ad alunni con una disabilità certificata. La realtà scolastica degli ultimi anni ha visto un aumento di questo tipo di figure e un crescente riconoscimento del valore aggiunto che esse rappresentano. Ciò sembra andare a sostegno dell’interesse che ci è giunto come feedback in questi giorni. 

    Ma torniamo al punto: come si diventa AEC?!    (altro…)

  • Genitore di un bambino oppositivo? ecco come migliorare la relazione!

    iperattivita a scuola1Genitore di un bambino oppositivo? ecco come migliorare la relazione!

    di Enrica Ciullo

    In questo articolo ti parlerò di bambini con comportamenti oppositivi e provocatori e delle loro interazioni con i genitori.  Ti suggerirò dei punti chiave su cui lavorare per migliorarne la qualità e riflettere su alcuni errori che involontariamente puoi commettere.

    Innanzitutto è bene chiarire che, si può parlare di un vero e proprio disturbo oppositivo provocatorio(DOP), quando ci troviamo in presenza di un comportamento provocatorio e negativistico persistente per almeno 6 mesi con relative conseguenze sul funzionamento sociale e adattivo. In realtà questi bambini ottengono nella maggior parte dei casi una diagnosi in età preadolescenziale (relativamente tardi) acquisendo i criteri di un disturbo della condotta.

    I bambini con DOP manifestano una serie di comportamenti che hanno alla base un atteggiamento collerico, sfidante e litigioso. Essi infatti spesso litigano con gli adulti di riferimento, si rifiutano di seguire e rispettare le regole o le richieste da parte degli stessi, disturbano gratuitamente, sono spesso rancorosi e irrispettosi. Inoltre, non riescono ad ottenere risultati positivi in diversi contesti: cura di sé stessi, interazioni sociali con i familiari, con i pari.  Non accettano responsabilità appropriate alla loro età. Al comportamento del bambino si accompagna una condizione significativa di stress emotivo e angoscia sia del bambino che dei suoi genitori.

    In genere i bambini oppositivi mostrano una povertà di qualità nelle relazioni di attaccamento ai loro genitori, che molto spesso provvedono in modo inconsistente e inefficace incrementando il comportamento deviante.  La povertà di attaccamento, l’imprevedibilità delle conseguenze e il rinforzare inavvertitamente il comportamento oppositivo può a volte servire a mantenere il comportamento provocatorio nelle interazioni future. 

    Cerchiamo di capire come mai un povero genitore, finisce con l’entrare in un circolo vizioso tale per cui, senza volerlo, rinforza i comportamenti negativi del figlio. Quando i bambini non osservano le regole e le richieste dei loro genitori, specialmente quando si rifiutano di obbedire, essi agiscono attraverso la collera e si impegnano in aggressioni a volte sia verbali che fisiche. È  sicuramente difficile per i genitori non intervenire su tale comportamento. Quando l’intervento o l’attenzione è però negativa questo fa sì che l’ostilità del bambino si esasperi ulteriormente. (Ad esempio, comprando al bambino un gioco per il quale è stato fatto un capriccio è sicuramente un modo ovvio per accelerare l’acquisizione e il mantenimento del comportamento provocatorio!) 

    In altre occasioni, anche il lassismo può contribuire alla presenza di sintomi del DOP durante lo sviluppo, trasmettendo il messaggio che non ci saranno conseguenze negative a quel comportamento. 

    È dunque opportuno che i genitori imparino a prestare attenzioni positive e a fornire ricompense rinforzando solo i comportamenti pro-sociali. 

    Alcuni genitori riportano che, a volte, anche quando premiano i loro bambini o evidenziano i loro comportamenti positivi  questo provoca comunque un’esplosione negativa. Questo porta il genitore ad adottare un comportamento del tipo “non toccare il can che dorme” quando notano che il figlio ha un comportamento accettabile. 

    È possibile che questo accada, poichè il bambino ha bisogno di una relazione più “intensa” con il genitore, e l’attenzione negativa, è sicuramente un entrare in relazione in maniera più prolungata e coinvolgete, piuttosto che solo con un riconoscimento positivo momentaneo.

    Un’altra ragione per cui i genitori non  rinforzano positivamente i loro figli è che essi fanno esperienza di interazioni poco piacevoli, e quindi sceglieranno di evitare di interagire quando è possibile. Spesso genitori di bambini cronicamente oppositivi sviluppano rancore nei riguardi dei loro figli tale che essi non scelgono di premiarlo quando si comporta bene. Questo porta inevitabilmente il genitore a trascorrere meno tempo libero e sicuramente in modo meno ricreativo col bambino semplicemente perché non è piacevole. 

    È possibile che i genitori di bambini oppositivi specialmente quelli a rischio di sfociare in una delinquenza osservino sempre meno le attività dei loro figli e sempre meno intervengono sui comportamenti inaccettabili per evitare confronti ulteriori (“fuori dalla vista, fuori dalla mente”.) Questo spiega perché i genitori sembrano ignorare anche in loro presenza un comportamento negativo, comportamento che per altri genitori comporterebbe una reazione volta alla correzione. Questi genitori forse non investono più nel ruolo genitoriale, a volte perché sono diventati genitori troppo giovani, oppure perché sono genitori single o con un’immaturità sociale o intellettiva o perché possono anch’essi avere disturbi psicologici. 

    Qualunque siano le origini e le cause, un declino del controllo genitoriale sulle attività del figlio è associato generalmente allo sviluppo di alcune delle fasi più serie di disturbo della condotta che includono comportamenti antisociali come aggressioni fisiche. I genitori spesso puniscono anche i comportamenti pro sociali positivi. Fanno spesso complimenti ambigui al figlio per aver fatto finalmente qualcosa in modo corretto, come quando sottolineano sarcasticamente “Era ora che riordinavi la tua camera, avresti potuto farlo anche ieri”. 

    Per tutte queste ragioni a volte i non intervengono in modo appropriato ed efficace.

    Se sei un genitore di un bambino con DOP dovrai riflettere e lavorare su alcuni punti per poter migliorare la qualità delle vostre interazioni e favorire la sperimentazione di emozioni positive al bambino tali che placheranno tensioni e stress a cui è sottoposto frequentemente:

    • Migliorare in generale il valore dell’attenzione, in particolare motivando e rinforzando il comportamento positivo del bambino;
    • Migliorare l’attenzione positiva e le motivazioni che spingono alla collaborazione, diminuendo le punizioni accidentali; 
    • Incrementare l’utilizzo di punizioni leggere, prevedibili, immediate ed efficaci; 
    • Assicurarsi che il bambino non abbandoni le attività in corso dopo una richiesta (eventualmente questa viene discussa e concordata con il bambino);
    • Ridurre la frequenza di comandi ripetitivi per evitare ritardi e indugi;
    • Riconoscere e terminare rapidamente le interazioni fortemente ostili e negative con il bambino;
    • Assicurarsi che essi non regrediscano dopo una strategie punitiva;  

    Tutto ciò serve a ridurre l’imprevedibilità delle azioni genitoriali e garantisce che il comportamento coercitivo e negativo del bambino risulti inefficace nell’evitare le richieste e le regole impartite.

     

  • ADHD ED EMOZIONI. La tecnica dell’ABC

    Emozionidi Marco Stefanelli

    Nell’articolo precedente “ADHD ed emozioni. Come aiutare i bambini a regolarle?ho evidenziato le difficoltà del bambino con ADHD a gestire le proprie emozioni ed ho suggerito l’educazione razionale emotiva come metodo per aiutarlo a sviluppare le abilità di autoregolazione emotiva. … LEGGI TUTTO

  • L’assistente educativo culturale (AEC) a scuola: chi è e cosa fa

    AECdi Laura Dominijanni

    L’assistente educativo culturale è una figura sempre più presente e preziosa nelle scuole: si tratta di un operatore – dipendente del comune o di cooperative sociali – chiamato a fornire prestazioni di supporto e di assistenza agli alunni con disabilitàLEGGI TUTTO

  • Il bambino adottato a scuola: un percorso tra complessità e risorse

    di Maria Giovanna Lombardi

    Il bambino adottivo è un bambino che vive la perdita del suo mondo interno ed esterno, si trova a ricostruire legami, affetti, esperienze ed abitudini secondo le sue specificità, evolutive e individuali…LEGGI TUTTO

  • Bambini plusdotati o ad alto potenziale in Italia poco compresi

    plusdotazioneDi recente sul sito de l’Espresso, è stato pubblicato un interessate articolo sulla plusdotazione. Quando si parla di bambini plusdotati o ad alto potenziale, spesso si pensa erroneamente a bambini particolarmente fortunati e capaci in tutto ciò che fanno. In realtà spesso soffrono molto per il loro alto potenziale intellettivo e hanno parecchie difficoltà scolastiche, perchè non vengono compresi… leggi l’articolo