Comportamenti aggressivi in classe. Cosa fare?

Comportamenti aggressivi in classe. Cosa fare?

 

Portrait of friends- teensdi Giorgia De Fabritiis

La campanella avverte il cambio dell’ora, l’insegnante, che ha appena concluso la sua lezione, lascia l’aula. Nei 5 minuti in cui la classe resta scoperta, regna il caos. Ad un certo punto Luca mette le mani al collo di Sara che, per difendersi dall’aggressione reagisce, graffiando il braccio del compagno. Ad assistere di striscio alla scena è un collaboratore scolastico, che chiede spiegazioni in merito, alla classe. Questa tace. Sopraggiunge l’insegnante dell’ora successiva, che, non riuscendo a ricostruire l’accaduto, non prende provvedimenti. 

La maggior parte dei lettori riconoscerà l’episodio brevemente descritto come un classico della quotidianità scolastica. Chi è estraneo a questo mondo può invece essere sollecitato a varie reazioni emozionali, come lo sdegno per il fatto che non siano stati presi provvedimenti (che porta subito alla ricerca di un colpevole specifico, a seconda della personale opinione maturata in merito). Certamente si fa fatica a pensare che si possa trattare di una responsabilità condivisa, inerente magari la grande omertà che l’intero racconto ispira. Ma cosa si cela dietro questo apparente disinteresse? Forse l’ennesimo vissuto di impotenza e frustrazione da parte degli attori coinvolti, che si sentono lasciati soli, perché non guidati da un modello (legislativo e/o di comportamento) che li tuteli e li renda padroni di un qualche atteggiamento utilmente adottabile. 

Cosa si sarebbe potuto fare?” è il primo classico interrogativo che sorge spontaneo.

Focalizzandosi sulla manifestazione aggressiva di Luca (il bambino designato come problematico e sul quale si ritiene necessario un intervento) è possibile cimentarsi con alcune strategie, non definitive ma d’aiuto, e sicuramente preliminari ad una comprensione più ampia che considera il comportamento del bambino sintomo di una disfunzione allargata agli altri attori dell’organizzazione scolastica:

Un tamponamento inziale è necessario: intervenire sulla manifestazione ed interromperla qualora ritenuta pericolosa per l’incolumità di qualcuno è fondamentale. Non servono grandi manovre fisiche, talvolta basta la sola ferma presenza ad incutere nel ragazzo la giusta dose di timore che lo porti ad interrompere l’aggressione.

Non fermarsi al solo tamponamento, o probabilmente l’episodio si ripeterà: eliminare il comportamento non aiuta a fare in modo che questo non si ripeta, perché le sue radici più profonde resterebbero illese. Fornire uno spazio di ascolto è il primo passo per instaurare un clima di fiducia. Il ragazzo si sentirà così al sicuro e proverà ad esprimersi verbalmente sull’accaduto, iniziando a toccare le corde più interne del comportamento agìto.

Né sminuire, né colpevolizzare: Sminuire è sicuramente la soluzione più allettante, perché protegge da quella sensazione di smarrimento ed impotenza sopra descritta. Tuttavia è necessario farsi forza e provare ad affrontare i problemi quando si presentano: dopo il primo tentativo sarà tutto più facile, perché si scopre che in realtà i ragazzi prestano molto più ascolto di quanto si possa immaginare, se dinanzi a loro riconoscono una figura autorevole e comprensiva. Ciò non significa proporsi in maniera autoritaria: colpevolizzare e denigrare la persona sono atteggiamenti  che gettano il ragazzo in una sensazione di inadeguatezza. Egli potrebbe reagirvi con chiusura, indifferenza, e/o con la messa in atto di ulteriori comportamenti aggressivi.  

Scindere il comportamento dalla persona: ciò che va additato come sbagliato è quindi il comportamento, non la persona. L’insegnante o l’adulto alle prese, può rassicurare in tal senso il ragazzo, con frasi del tipo “ ciò che hai fatto non è bello ne giusto, tuttavia non credo tu sia un bambino cattivo, magari vuoi parlarmi di ciò che ti ha spinto a fare quella brutta sbagliata?”

Cercare di instaurare un dialogo emotivo non solo con il protagonista dell’episodio ma con l’intera classe che è spesso testimone silenziosa (non per questo passiva ed estranea), è utile per offrire altri punti di vista sull’accaduto e per trasmettere la fiducia che anche le emozioni provate da spettatrice sono accolte e rispettate. Ciò darà un impulso positivo agli interi equilibri della classe, compromessi dai singoli comportamenti e vissuti. 

Muoversi in un’ottica preventiva oltre che riparativa: se una classe in particolare è frequentemente protagonista di episodi di questo tipo, quindi etichettata come problematica, è possibile strutturare degli appositi spazi con attività pianificate, in cui gli allievi possano, ad esempio, sentirsi liberi di esprimere e verbalizzare le proprie emozionalità ancora prima di agirle, sfogandole spesso in comportamenti non idonei. Ciò chiama in causa un ulteriore sforzo da parte di tutti gli attori dell’organizzazione scolastica, che dovranno cooperare affinché un’iniziativa di questo tipo sia resa possibile, affidandosi alle proprie capacità creative sicuramente presenti o anche alla consulenza di esperti. 

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