Tag: Bambini Disobbedienti

  • Bambini oppositivi e provocatori. Cosa fare a scuola?

    defiant-child2Bambini oppositivi e provocatori. Cosa fare a scuola?

    di Enrica Ciullo
    In questo articolo ti parlerò di come i comportamenti oppositivi di alcuni bambini a scuola possono essere migliorati attraverso una maggiore comprensione dei bambini stessi e il potenziamento dell’autostima.
    Se sei un insegnante è bene che tu sappia che puoi esercitare un’influenza considerevole su questo aspetto.

    Prima di tutto partiamo dal fatto che i bambini oppositivi hanno bisogno di insegnanti che li sostengano. Se gli insegnanti sono positivi e supportivi possono aiutarli a sentirsi bene con loro stessi per il resto della loro vita. È dimostrato che più gli insegnanti adottano uno stile rigido e coercitivo e più i bambini manifestano ostilità.

    I comportamenti oppositivi a scuola possono presentarsi in diverse forme: discussioni/conflitti con insegnanti e altri bambini, litigi e combattimenti in classe, ma a volte il comportamento oppositivo può manifestarsi in modi meno evidenti, come rifiutarsi di fare i compiti, di partecipare ai lavori in classe, o anche di frequentare la scuola.
    Nei  3 punti che seguono mi soffermerò sul modo in cui la relazione con loro può essere migliorata: (altro…)

  • Gestire i bambini oppositivi. Alcuni concetti chiave

    disturbo-oppositivo-provocatorioGestire i bambini oppositivi. Alcuni concetti chiave

    di Enrica Ciullo

    In questo articolo cercherò di illustrarti alcuni concetti chiave per la gestione di un bambino che presenta difficoltà comportamentali a causa di un atteggiamento oppositivo /sfidante e  che mette a dura prova i genitori quotidianamente.
    Conseguenze Immediate
    Innanzitutto partiamo dal fatto che se i genitori vogliono ottenere un controllo efficace sul comportamento inappropriato, le conseguenze per tale comportamento, siano esse positive o negative, devono essere mostrate al bambino immediatamente (entro 5-10 secondi).

    (altro…)

  • Premiare per gestire i comportamenti difficili

    Comportamenti difficilidi Laura Dominijanni

    Genitori e insegnanti si trovano spesso in difficoltà quando hanno a che fare con bambini oppositivi, che non rispettano le regole, che fanno confusione o che adottano comportamenti apertamente problematici. Le reazioni più comuni e, ahimè, generalmente anche poco efficaci, sono:

    – sgridare;
    – fare le prediche;
    – minacciare (spesso senza poi far seguire i fatti alle parole);
    – punire.   

    In queste circostanze – come ben saprete per via della vostra diretta esperienza – circolano emozioni di rabbia e frustrazione sia nell’adulto che nel bambino, presi in una sorta di fallimentare braccio di ferro per il controllo della situazione.

    E’ opportuno, proprio a tal proposito, porsi una domanda: perché i bambini “non si comportano bene”?
    Una prima considerazione è che il desiderio di compiacere l’adulto conformandosi ai suoi desideri deve spesso fare i conti con la spinta verso l’autonomia: i bambini vogliono avere la sensazione di poter controllare la situazione!

    Inoltre, diciamo la verità: comportarsi bene in genere richiede più impegno che comportarsi male! Pulire e mettere in ordine una stanza non è divertente come fare confusione, mettersi silenziosamente in fila per uscire dalla classe è più faticoso che muoversi disordinatamente chiacchierando con i compagni.

    PREMI E PUNIZIONI

    Proprio per questi motivi, come ormai ampiamente condiviso dagli esperti del settore, sappiamo che: se si vogliono modificare specifici comportamenti è più efficace ricorrere a strategie che si basano su premi piuttosto che su punizioni!  
    I bambini sono infatti molto più motivati a fare qualcosa se così facendo ottengono un risultato positivo: “controllano” in tal modo la situazione attraverso il proprio comportamento e hanno una gratificazione per la fatica impiegata.

    Le punizioni (date in risposta al non aver fatto quanto atteso) vanno invece usate solo in caso di necessità perché, sebbene possano agire da deterrente, non è escluso che inneschino dei comportamenti problematici, dettati dal risentimento e dalla frustrazione. Inoltre non fanno migliorare l’autostima del bambino. E’ comunque sempre auspicabile che coincidano con perdite di privilegi (es.: divieto di vedere la tv la sera), piuttosto che con l’obbligo a fare cose indesiderate (es: operazioni di aritmetica supplementari).
    Inoltre, per quanto riguarda i premi, c’è da evidenziare che:

    – forniscono ai bambini un incentivo temporaneo a provare nuove modalità di comportamento;

    – possono essere concordati con il bambino, dandogli così l’attenzione e il “controllo” di cui ha bisogno;

    – possono essere beni materiali, ma anche attività (per esempio tempo di gioco esclusivo con mamma  o papà o con i compagni di classe);

    – dovrebbero essere cose attraenti ma piccole (sebbene commisurate allo sforzo richiesto al bambino).

    I PROGRAMMI DI GRATIFICAZIONE

    Un modo per sfruttare il “potere” dei premi è quello di inserirli all’interno di un vero e proprio programma di gratificazione, da creare “ad hoc” per il bambino (o gruppo classe) che presenti particolari comportamenti problematici: tenendo conto di variabili quali temperamento, età, interessi e contesto, si dovrà pensare in modo creativo a un programma che motivi il bambino facendogli sentire che quello è il “suo” programma (di cui si terrà traccia attraverso opportuni tabelloni o simili).

    Il primo passo, però, è decidere esattamente quali comportamenti modificare (quelli cioè che si verificano “ogni volta che”, creando disagio, confusione, conflittualità), scomponendo eventualmente il comportamento problema in componenti più piccole e partendo quindi da quelle più semplici. Se, per esempio, il comportamento che si vuole modificare è che il bambino lasci in ordine la propria stanza prima di andare a cena, evitando i continui richiami della mamma, bisognerà individuare alcune azioni specifiche (meglio non più di un paio) che dovrà compiere (es.: rimettere tutti i giochi nelle relative scatole, in massimo 5 minuti). Dovrà poi essere chiaramente stabilito anche il premio, le sue caratteristiche e le condizioni per ottenerlo.
    Per utilizzare efficacemente dei programmi di gratificazione bisogna essere:

    Positivi
    Lodare (in modo credibile, dunque non sproporzionato) i comportamenti positivi, comunicare fiducia al bambino rispetto alle sue capacità di comportarsi adeguatamente, premiarlo sempre quando ciò accade.

    Coerenti
    Rispettare sempre quanto concordato nel programma, in altre parole dimostrare al bambino che “si fa sul serio”.

    Realistici
    Gli obiettivi definiti devono essere realistici e raggiungibili per il bambino che, altrimenti, perderà la motivazione.

    Questo tipo di intervento è generalmente efficace per bambini tra i 3 e i 10 anni e può essere utilmente applicato per comportamenti quali: conflittualità tra fratelli, difficoltà a finire i compiti, comportamento inadeguato a tavola, etc.

    Un particolare tipo è il sistema a punti strutturato, di cui parlerò nel prossimo contributo.
    Invitandovi a cambiare ottica, dando cioè più spazio ai rinforzi positivi e meno a rimproveri e punizioni, vi lascio ora sperimentare i cosiddetti “vantaggi invisibili” che ciò comporta:

    – i bambini aumentano la propria autostima;
    – l’adulto viene percepito come persona equa, chiara e affidabile;
    – le interazioni con adulto-bambino diventano più piacevoli.

    Dunque, buon “gratificante” lavoro a tutti e a presto! 😉

     

     

  • Bambini Oppositivi e Provocatori. Le emozioni dell’educatore!

    DOPdi Anna La Prova

    Bambini che sfidano l’autorità, che sembrano provare piacere nel far del male agli altri o nel provocare reazioni esasperate. Bambini che infrangono deliberatamente le regole e che spesso sono esclusi dai compagni e dai giochi, ma questo non sembra scalfirli per niente.

    La punizione viene spesso colta come un’occasione per opporsi all’adulto ancora una volta e spesso non sortisce gli effetti che ci aspettiamo, almeno apparentemente. Parliamo di comportamenti che possono rientrare nel Disturbo Oppositivo Provocatorio (DOP), disturbo che si manifesta in età evolutiva, caratterizzata da una modalità ricorrente di comportamento negativistico, ostile e di sfida, che però non arriva a violare le norme sociali né i diritti altrui. E’ inserito nella categoria dei Disturbi da Comportamento Dirompente, e va distinto dal Disturbo della Condotta (DC) e dal Disturbo d’Attenzione Iperattività (DDAI) con i quali può avere caratteristiche in comune.

    Per poter dire che un bambino è affetto da Disturbo Oppositivo Provocatorio (DOP), occorre però una attenta analisi psicologica e neuropsichiatrica. Certi comportamenti oppositivi e provocatori, infatti, sono tipici di alcune fasi evolutive e si possono riscontrare in tutti i bambini perlomeno in alcune fasi o momenti dello sviluppo.
    Quando però siamo in presenza di un disturbo, certe caratteristiche che possono essere comuni, diventano esasperate, presenti per la maggior parte del tempo e per molti mesi (se non anni), tanto da compromettere l’inserimento sociale e scolastico del bambino. Come sempre il primo indizio da valutare, per capire se ci troviamo di fronte ad disturbo, è notare se il primo ad esserne “disturbato” è il bambino stesso.

    Cercare di gestire i comportamenti di un bambino con Disturbo Oppositivo Provocatorio (DOP) è difficile e spesso fonte di stanchezza, rabbia, frustrazione ed è proprio qui il primo punto da tenere sott’occhio (la nostra reazione emotiva), per cercare di aiutarlo ad “uscire” dal tunnel in cui lui stesso si è cacciato.

    Ebbene si, perché al contrario di quanto si possa pensare ad uno sguardo superficiale e poco informato, i bambini con DOP non sono affatto felici di essere isolati dagli altri e di essere considerati dei “bulli”. In realtà loro sono i primi ad essere infelici e poco sereni per i loro comportamenti. Hanno una bassa autostima e si relazionano agli altri a partire da un pregiudizio profondamente radicato su se stessi e sul mondo “Tanto nessuno mi può soffrire, tanto vale attaccare per primo”. Somiglia a questa frase il ragionamento inconsapevole che un bambino con DOP fa a se stesso ed è proprio questo che dobbiamo cercare di avere presente nel tentare di aiutarlo.

    • Probabilmente già conosciamo alcuen strategie in merito, come:
    • Rinforzare i pochi comportamenti positivi,
    • stabilire chiare e semplici regole
    • prevedere conseguenze positive o negative quando vengono rispettato o infrante
    • Cercare di essere coerenti: se si è stabilito un premio o una punizione è bene applicarli!

    Ma ciò su cui voglio porre l’attenzione in questo articolo è il tuo vissuto emotivo da genitore o educatore.

    Come dicevo prima, infatti, emozioni come rabbia, frustrazione, senso di impotenza, possono essere frequenti e possono porre il genitore, o l’insegnante, in un atteggiamento che definirei di “ostilità di fondo inconsapevole”. Questo potrebbe portarci a cogliere sempre come sfida personale i comportamenti del bambino, in realtà ciò che il bambino in qualche modo vuole non è tanto sfidare, quanto “testare” l’affetto dell’altro. In qualche modo è come se dicesse “Vediamo se mi ami davvero, vediamo se mi vuoi ancora bene anche se sono così odioso e insopportabile, vediamo se mi resti accanto anche se ti faccio i dispetti!”.

    E’ chiaro che non è facile relazionarsi con qualcuno che mette in atto questi “test” inconsapevoli, ma saperlo può aiutarci molto ad avere una visione totalmente diversa delle cose.

    Cosa fare?
    Volendo sintetizzare dovresti:

    • 1. ripetere a te stesso/a che il comportamento del bambino non è una sfida personale contro di te, ma che sta disperatamente cercando di capire se può fidarsi realmente del fatto che tu non lo abbandonerai
    • 2. ricordarti che è lui per primo a non sopportarsi e a pagare le conseguenze del suo comportamento
    • 3. non cadere nelle provocazioni, semplicemente applica le conseguenze concordate rispetto ad un comportamento negativo. Ricordati che se hai stabilito una conseguenza (ad es. se picchi il compagno, devi stare seduto sulla sedia di raffreddamento per almeno 3 min), è importante che tu sia sicuro che sarai in grado di farla rispettare. Evitare assolutamente di promettere un premio o una punizione che poi non si è in grado di far rispettare
    • 4. Applicare la punizione (che preferisco chiamare “conseguenza”) comunicandola con dispiacere e MAI CON RABBIA, il bambino deve sentire che sei realmente dispiaciuto di doverlo punire e non che ne sei soddisfatto, deve capire che avresti preferito evitare, ma sei costretto perché lui capisca bene il tipo di conseguenze che può avere un certo suo comportamento, oppure perché se continua può farsi del male o farne ad altri!
    • 5. Infine ricorda che “Il bambino che ha più bisogno di amore, lo chiederà nei modi meno amorevoli”

    Spero di averti dato qualche informazione utile. Fammi sapere cosa pensi di questo articolo

  • Bambini con Disturbo Oppositivo-Provocatorio. Capire per Intervenire!

    DOP2di Laura Dominijanni

    Genitori e insegnanti si trovano sempre più spesso alle prese con bambini “difficili”. In quest’occasione pensiamo, in particolare, a quelli che esibiscono un comportamento oppositivo-provocatorio, che può iniziare a presentarsi già dai 3 anni ma che diventa in genere più evidente e “problematico” con l’ingresso a scuola, quando aumentano cioè le richieste di adattamento alle regole

    Questi bambini: 

    •  litigano frequentemente con i pari
    • sfidano richieste e limiti posti dagli adulti
    • sono collerici, accusano gli altri se rimproverati, mostrano rancore e offendono 

    In classe hanno una gran maestria nel fare andare a  monte  qualsiasi  tipo di  attività,  anche  se  ben organizzata: scatenano risate generali, innervosiscono i compagni, assumono un atteggiamento di passivo rifiuto o di sfida aperta nei confronti degli insegnati. Inoltre, volendo sempre stare al centro dell’attenzione, hanno difficoltà anche nel contesto ludico: faticano nella collaborazione di squadra e nel rispettare l’alternanza dei turni.

    Se la modalità comportamentale ostile si presenta in modo ricorrente e per almeno 6 mesi la si può definire come un vero e proprio disturbo. In ogni caso, anche di fronte a una forma “non clinica”, le questioni che si presentano all’adulto sono le stesse: come estinguere o far diminuire i comportamenti problematici che, come facilmente immaginabile, producono una compromissione del funzionamento scolastico e sociale e, quindi, anche problemi di autostima nel bambino? In altre parole: cosa fare?

    E’ evidente che prendersene cura è molto difficile: sono causa di stanchezza, di scoraggiamento e di frustrazione per chiunque cerchi di instaurare con loro un rapporto. 

    Eppure genitori e insegnanti hanno degli strumenti a cui ricorrere, esistono delle STRATEGIE!

    Partiamo da cosa non fare, ossia da alcuni “errori educativi” comuni, da evitare perché possono facilitare l’insorgenza  o il mantenimento di condotte oppositivo-provocatorie:

    • permissivismo: la mancanza di regole definite impedisce al bambino di capire quali saranno le risposte dell’adulto alle sue azioni;
    •  
    • incoerenza: alternare punizioni e ricompense senza una ragione chiara, lasciandosi condizionare dal proprio stato d’animo (piuttosto che dall’oggettivo comportamento del bambino) lo disorienta;
    •  
    • iperprotezione:il controllo genitoriale eccessivo ostacola la crescita socio-cognitiva del bambino che, insicuro, può reagire con atteggiamenti di ribellione e sfida dell’autorità adulta;
    •  
    • uso eccessivo delle punizioni: ponendosi come modello d’apprendimento, la punizione rafforza la tendenza del bambino a risolvere i conflitti e imporre la propria volontà attraverso l’aggressività.

    E ora, cosa fare:

    • concordare e far rispettare poche regole chiare che tutti dovranno osservare in casa o a scuola,  evitando la forma negativa (es.:  “parlare a voce bassa” invece di “non gridare”);
    •  
    • preferire i premi (per i comportamenti positivi, anche piccoli, che conducono alla condotta desiderata) alle punizioni e darli in breve tempo, altrimenti l’effetto comportamentale svanisce; 
    •  
    • scegliere le punizioni (comunque mai fisiche) solo per comportamenti molto gravi (esplicito danno verbale o fisico agli altri); 
    •  
    • preferire sempre la perdita di un privilegio (es. uscire o usare il pc) alla punizione (es. fare qualcosa di spiacevole); 
    •  
    • ignorare le “esibizioni” del bambino, ossia rimuovere il rinforzo derivante dall’attenzione degli “spettatori”; 
    •  
    • spiegare al bambino le motivazioni che rendono inadeguata la sua condotta, senza formulare giudizi (per non gravare sulla sua già bassa autostima) e suggerire modalità alternative indicandone i vantaggi;
    •  
    • individuare e agire sugli antecedenti del comportamento problematico (attenuare o modificare l’esposizione alle situazioni che normalmente conducono a comportamenti oppositivi).
    •  

    Insomma, in sintesi, ogni comunicazione (regole, comandi, rimproveri) deve essere data nel modo più possibile diretto, chiaro e semplice, senza formulare giudizi sulla persona (per es. “avevamo stabilito questa regola, tu l’hai infranta, quindi, come avevamo stabilito devi rinunciare a questo” invece di “sei stato cattivo, ora niente tv!”; oppure “bravo, hai apparecchiato la tavola senza fartelo ripetere due volte, ti meriti un premio”, invece di “bravo, oggi ti sei comportato bene”). Inoltre, è possibile pensare di strutturare un programma a punti, guadagnati e persi in funzione di premi e punizioni. In quest’ultimo caso, però, è particolarmente importante che l’adulto assicuri al bambino la massima coerenza e impegno nel monitorarne il comportamento. 

    Questi “terribili” bambini hanno insomma bisogno di limiti chiari entro cui muoversi, di sperimentare che possono essere gratificati e ricevere riconoscimento (affettivo e sociale) quando agiscono comportamenti positivi e di aggregazione. Hanno cioè bisogno di aumentare la propria autostima attraverso la relazione con l’altro e la costruzione di legami duraturi su cui far affidamento (invece di distruggerli). In questo percorso gli adulti hanno un ruolo fondamentale. 

    Buon lavoro!